Vorrei poter soffocare
nella stretta delle tue braccia
nell’amore ardente del tuo corpo
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest’acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confuso in te disperatamente
quest’insaziabilità della mia anima
già stanca di tutte le cose
prima ancor di conoscerle
ed ora tanto esasperata
dal mutismo del mondo
implacabile a tutti i miei sogni
e dalla sua atrocità tranquilla
che mi grava terribile
e noncurante
e nemmeno più mi concede
la pacatezza del tedio
ma mi strazia tormentosamente
e mi pungola atroce,
senza lasciarmi urlare,
sconvolgendomi il sangue
soffocandomi atroce
in un silenzio che è uno spasimo
in un silenzio fremente.
Nell’ebrezza disperata
dell’amore di tutto il tuo corpo
e della tua anima perduta
vorrei sconvolgere e bruciarmi l’anima
sperdere quest’orrore
che mi strappa gli urli
e me li soffoca in gola
bruciarlo annichilirlo in un attimo
e stringermi stringermi a te
senza ritegno più
ciecamente, febbrile,
schiantandoti, d’amore.
Poi morire, morire,
con te.
Il giorno tetro
in cui dovrò solitario
morire (e verrà, senza scampo)
quel giorno piangerò
pensando che potevo
morire così nell’ebbrezza
di una passione ardente.
Ma per pietà d’amore
non l’ho voluto mai.
Per pietà del tuo povero amore
ho scelto, anima mia,
la via del più lungo dolore.
Cesare Pavese  (via inthemoodtodissolveinthesky)

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un solo tuo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo.

Stefano Benni (via just-a-ripped-leggings-girl)
Ricordi quel giorno che presi in prestito la tua macchina nuova e l’ammaccai? Credevo che mi avresti uccisa,
Ma non lo hai fatto.
Ricordi quella volta che vomitai tutta la torta di mele sul tuo tappeto nuovo? Credevo che mi avresti odiata,
Ma non lo hai fatto.
Ricordi quel giorno che ti trascinai al mare e iniziò a piovere davvero forte proprio come avevi previsto tu? Pensavo che mi avresti detto ‘Te lo avevo detto’.
Ma non lo hai fatto.
Ricordi quella volta che scherzavo con altri ragazzi per farti ingelosire e tu ti ingelosisti per davvero? Pensavo che mi avresti lasciata,
Ma non lo hai fatto.
Ricordi quella sera che mi dimenticai di dirti che la festa era in abito elegante e tu venisti in jeans e maglietta? Pensavo che mi avresti lasciata lì da sola,
Ma non lo hai fatto.
Sì, ci sono un sacco di cose che non hai fatto, ma sei stato con me,
Mi hai amata,
Mi hai protetta.
Così c’erano un sacco di cose che io avrei voluto fare per te quando saresti tornato dal Vietnam,
Ma non lo hai fatto.
L’autrice di questa poesia era un’ordinaria donna americana, suo marito si è arruolato nell’esercito ed è andato nei campi di battaglia in Vietnam quando la loro bambina aveva solo quattro anni. Da quel momento in poi, lei e sua figlia avevano solamente l’un l’altra. Più tardi, suo marito sfortunatamente fu ucciso durante i combattimenti e lei rimase vedova finché non morì di vecchiaia. Mentre sua figlia rimetteva in ordine le cose della madre, ritrovò questa poesia che aveva scritto per suo padre e che aveva intitolato proprio ‘Ma non lo hai fatto’. (Via themostanonymousgirlintheworld)